Ogni anno nel nostro Paese vengono rubate circa 450.000 biciclette, per i ciclisti italiani la paura di essere derubati è seconda solo a quella di essere investiti. Per moltiplicare il numero dei ciclisti dentro e fuori i centri urbani e per sostenere i progetti di mobilità sostenibile e tutela ambientale è indispensabile occuparsi seriamente anche dei ladri di biciclette.
A differenza di quanto succede nella maggior parte degli altri paesi europei, in Italia non esistono dati sul problema dei furti di biciclette. Eppure il fenomeno ha pesanti ripercussioni anche sull’economia del nostro Paese e, secondo le stime di FIAB e Confindustria ANCMA, genera ogni anno un danno pari a 150 milioni di Euro, composto dai mancati introiti per l’industria nazionale della bicicletta, incluso l’indotto, e dalle transazioni in nero che sfuggono a ogni controllo d’imposta.
A questo si aggiungono i danni legati alla sicurezza: chi ha subito un furto è più incline ad acquistare una bici a basso costo, spesso proveniente da mercati extraeuropei e, in genere, di inferiori standard di sicurezza, oppure a rivolgersi al mercato dell’usato, talvolta di dubbia provenienza, concorrendo, di fatto, al reato di ricettazione.
Il progetto si pone come obiettivo quello di sviluppare un sistema hardware e software che permetta di rilevare la presenza di biciclette rubate, in modo semplice e capillare, per poter recuperare le biciclette stesse e restituirle ai legittimi proprietari.
Il progetto si rivolge a pubbliche amministrazioni (comuni, unioni, regioni, …) che vogliano rafforzare la sicurezza delle biciclette del territorio di propria competenza.
Il progetto viene proposto dall’Università di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE ), in particolare dal prof. Giacomo Cabri , professore del Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche e Delegato del Rettore per la didattica, e dal prof. Franco Zambonelli professore del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria e coordinatore del Dottorato in Ingegneria dell’innovazione industriale, e dall'Associazione Comunità di Vicinato Insieme, e volendo, qualora interessate, tutte quelle associazioni che si occupano degli aspetti di sicurezza a livello di territorio.
I benefici che si possono ottenere dal presente progetto sono:
• Minore rischio di furto delle biciclette
• Maggiore possibilità di recupero delle biciclette rubate
• Maggiore tranquillità dei ciclisti
• Maggiore diffusione dell’uso della bicicletta
• Aumento della sicurezza e della sostenibilità
Si sottolinea che i vantaggi possono riguardare anche aspetti sociali; ad esempio l’aumento dell’uso della bicicletta può portare alla riduzione dell’inquinamento; un altro esempio può essere l’incentivo per le persone anziane a “uscire di casa” in bicicletta e mantenersi attivi senza timore di furto.
Il progetto prevede 3 distinte fasi:
1. Studio di fattibilità
2. Creazione di un prototipo
3. Realizzazione di software per censimento furti
1. Lo studio di fattibilità prenderà in esame tutte le tecnologie presenti ora sul mercato, definirà quella che risulterà più adatta all’obiettivo del progetto e quali sono gli eventuali vincoli da tenere in considerazione nella realizzazione del prototipo.
2. A partire dallo studio svolto secondo il punto precedente, verrà sviluppato un prototipo (bicicletta e dispositivo di rilevamento) che verrà utilizzato per testarne le caratteristiche ed eventuali implementazioni.
3. Realizzazione di software web interfacciato ad un data base protetto da criteri di sicurezza, questo sarà l’interfaccia dove verranno caricati i dati delle biciclette rubate con dispositivo installato. A questo software potranno accedere le varie forze dell’ordine (censite con account dedicato) che ricevono le denunzie di furto.
Finito il progetto, il prototipo creato dovrà poi essere testato in un ambiente reale e ingegnerizzato in un prodotto commerciale, che verrà poi commercializzato; queste ultime due azioni verranno svolte da una o più aziende; è anche possibile valutare la creazione di spin off o start up con la partecipazione di UNIMORE.
La tecnologia che principalmente verrà presa in esame è quella RFID. Acronimo inglese di Radio Frequency Identification, l’RFID è la tecnologia di identificazione automatica basata sulla propagazione nell’aria di onde elettro-magnetiche, consentendo la rilevazione univoca, automatica (hand free), massiva e a distanza di oggetti, animali e persone sia statici che in movimento. La tecnologia prevede un dispositivo (tag) che memorizza delle informazioni, di solito realizzati come “etichette”, e un dispositivo che permette di leggere le informazioni contenute nel tag.